Ma allora lasci la pallavolo giocata?
-Eh, sì, per via dell'infortunio al polso e per alcune lesioni che rischiavano di paralizzarmi braccio e piede: a metà gennaio, su pressione di amici e parenti, ho deciso di dire basta; se non fosse stato per i miei genitori, sarei andata avanti. Poi da un'elettromiografia, un esame che rileva eventuali problemi ai nervi, è risultato che ero afflitta da una cervico-brachialgia, ossia problemi al braccio, con la cervicale che colpiva la mano e la lombare che che scendeva al piede.
Ora sto un po' meglio, mi sto curando con i massaggi, e la mia massofisioterapista ha detto che una conciata così male come me non l'ha mai vista! Ora, comunque, mi gestisco un po' io, sono un po' padrona di me stessa e mi curo con i massaggi che al momento mi stanno facendo bene.
Quindi la tua carriera è finita?
-A alti livelli, sì: faccio fatica con il polso, e anche con gli adattamenti che ci vogliono per gli allenamenti non riuscirei a fare meglio.
Però, se non ad alti livelli, continueresti almeno con le categorie inferiori...
-Potrei giocare come schiacciatrice in Serie B, ma di palleggiare non se ne parla. Intanto vorrei allenare i bambini, e laurearmi in Scienze della Formazione e dell'Organizzazione; poi per due anni mi iscrivo a Scienze Pedagogiche.
Intanto ufficializzo, al pari dei comunicati ufficiali che sono stati pubblicati oggi, che per la prossima stagione sarò impegnata con il Chieri: più volte mi avevano chiesto di dar loro una mano, e ho accettato l'incarico di team manager.
Per chiudere con un passaggio di una canzone di Pierangelo Bertoli, cantautore che a te è sempre piaciuto tantissimo, come sintetizzeresti tutte queste vicende, e in quale brano ti identifichi meglio?
-”Canterò le mie canzoni per la strada...con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro. Non so se avrò gli amici a farmi il coro o se avrò soltanto occhi sconosciuti. Canterò le mie canzoni a tutti loro e alla fine della strada potrò dire che i miei giorni li ho vissuti”. La canzone è “A muso duro”: grande Bertoli!
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